CARO AMICO ti scrivo .... (così mi distraggo un pò!)

Dalla Somalia.
Due mesi per me sono un po’ troppo lunghi e il tempo si dilata e si allunga e non passa mai. A metà giornata ti senti smarrito sotto questo sole alto e con quest’orologio quasi fermo che non va né avanti, né indietro: soltanto il ventilatore gira e gira ma non riesce a staccarti di dosso quest’aria appiccicosa.
Quelli di Roma, per me, hanno fatto un’eccezione e hanno ridotto la mia missione a soli 50 giorni invece dei 6 mesi richiesti in questa legione straniera…. ma d’altra parte trovare un chirurgo vecchio di 40 anni d’esperienza per una zona di guerra, non credo sia facile nemmeno per i Medici senza Frontiere…
Il resto di noi è gente giovane e motivata che viene da tutto il mondo: dal Kenya alla Bolivia, dalla Cina alla Danimarca, Francia, Germania, Brasile… Quello con cui sono più vicino è George che viene da Cuba e che ormai da anni - per mille euro al mese - lavora con MSF proprio in E.R. (al Pronto Soccorso)…
L’esperienza è senz’altro umanitaria ma il lavoro è disumano, non le solite foto e i soliti saluti con i bambini: qui c’è la concretezza delle cose che per me sono ustioni, coltellate, peritoniti, amputazioni… senza niente di bello, senza niente da fotografare e soprattutto senza sorrisi!
Alle 8 si parte scortati dalla polizia e alle 5 si torna scortati dalla polizia.
Nelle altre “ missioni” avevo fatto tutta roba leggera, una pasticca di chinino, una medicazione.. parecchio folklore e tanti saluti : ora faccio tutto quello che so fare e anche tutto il resto che mi arrangio a dover fare. Alla domanda che qualcuno ti possa domandare “ ma chi te l’ha fatto fare ? cosa rispondi …? “ Si potrebbe partire da lontano parlando della ricchezza dell’esperienza,… della vocazione umanitaria,… si potrebbero dire tante cose che ad altri vedo dire in tutte le salse e in tutti i salotti….. io credo solo alla mia coerenza: sono medico, sono chirurgo, mi son sempre detto di sinistra … che altro potevo fare ?
E allora eccomi qua: un po’ ad est, 10 gradi sopra l’equatore…
So’ anche che non sono il meglio…
Un ragazzo di 26 anni - Amjet - è stato qui con me per un mese per prendere un po’ di pratica chirurgica, per esplorare la profondità di una ferita e anche per saper fare un parto. Ieri è partito per una “missione” di 3 anni in un campo profughi nel suo Darfur : unico medico in mezzo a 3000 sfollati.
L’ho salutato, gli ho fatto gli auguri, gli ho raccomandato di stare attento, mi è dispiaciuto vederlo andar via da solo: un altro che va dietro la sua Gente … e sicuramente non torna.
Ma chissà….. (se proprio avesse bisogno …)!

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